Sogno di libertà

Viaggiare è avere tutto senza possedere niente.

Me ne sono resa conto quando ho assaporato per la prima volta il senso di libertà che si prova sciogliendo il legame con le cose materiali.

Non so esattamente quando sia iniziata la mia passione vagabonda, sono semre stata una piccola inquieta ribelle, con tanti sogni, poca costanza ed una predilizione per l’estremismo. Ho cominciato presto a percorrere qualche passo sulla strada da sola, andandome di casa e iniziando la mia vita semi-autonoma, tagliando tanti legami che rischiavano di soffocarmi e andandome da tutto ciò che ritenevo normale. Poi sono arrivati i primi viaggi e la Thailandia, dove tante cose materiali hanno lasciato spazio a esperienze.
Viaggiando per due ore sul retro di un pick up con altre sette persone, ho realizzato quanto poco serve per essere felici e che, anzi, più si possiede, meno si è liberi.

Ora è arrivata l’Australia.
Di tutto un tratto ho deciso di non cercare casa e di rimanere in ostello, in una tenda da 20$. Possiedo solo il mio zaino e il suo contenuto. Nemmeno i piatti in cui mangio sono miei, nemmeno il materasso su cui dormo. Non ho una casa da curare, un ragazzo da amare, un animale da sfamare.
Ho me stessa, e la mia famiglia e i miei amici, che mi sostengono da lontano.
Niente di più, ed è fantastico.
Ho  generato un odio smisurato per il dio denaro, unica grande causa del degrado interiore, ma, putroppo, unica fonte di salvezza esteriore, e per il lavoro, che non nobilita, ma schiavizza l’uomo ad una sorta di sopravvivenza stentata.
Io non voglio sopravvivere, io voglio vivere.

Ho imparato a stare da sola e bastarmi, ho imparato a stringere forti legami con sconosciuti, ho imparato a prendere decisioni da sola e a capire cosa preferisco fare, ho imparato a non farmi condizionare e influenzare da nessuno: ho imparato a dipendere solo da me stessa.
Sono però solo a metà del mio cammino ed ogni volta che mi spoglio di qualcosa compio un passo verso la libertà assoluta.

Spesso sogno, mi vedo camminare senza meta, nuda, attraverso spiagge bianche, giungle, montagne innevate, deserti .. Non ho niente, i miei occhi sono sazi e sono libera, libera e felice.

Mai smettere di cercare la libertà estrema,
mai smettere di vedere il mondo attraverso gli  occhi di un bambino,
mai smettere di sognare,
mai smettere di viaggiare.

 

DCIM100GOPRO

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Vecchie miniere d’oro e terra bruciata.

La brezza fresca mi scompiglia i capelli e dolcemente scuote le fronde dei pochi alberi spogli, i petali dei fiori e l’altalena vecchio stile creata con una ruota; il silenzio è quasi assordante e noi taciamo per non disturbare l’atmosfera di questa casa magica, letteralmente in mezzo al nulla, sorta per sorvegliare un’antica miniera d’oro e ora dimora dell’anziano custode e del suo agitato cane.

La tenuta è semplicissima, ma graziosa. Le pareti son di lamiera, così come il tetto, i mobili di legno, la toilette è completamente naturale ed all’aperto, cappelli di paglia sono appesi alle pareti, vecchie bottiglie di vetro fungono da soprammobili, mosaici artigianali decorano i pochi scalini e sul retro c’è un maestoso letto a baldacchino circondato da una rete antizanzare. Il tutto è circondato da rigogliosi fiori colorati ed è curato con attenzione nei minimi dettagli.
Fuori dalla casa ci sono due sedie, dalle quali si gode una vista stupenda sulla miniera d’oro, ora però abbandonata al degrado del tempo.
Alzando lo sguardono si vedono solo monti brulli, di colore giallo, aranzio e marrone, qua e là decorati con qualche cespuglio e contornati di termiti di varie misure. Il paesaggio è affascinante, così come la strada che abbiamo percorso per arrivare, tra vegetazione fitta e aree semi-desertiche.

Non mi abituerò mai a quanti colori pu assumere la terra, da rosso fuoco a giallo, passando per ogni tonalità di marrone, arancio e grigio, in un susseguirsi di curve e wallabies morti.

Finita la nostra pausa rigenerante, scambiamo qualche chiacchiera con un’anziana coppia Aussie style, che ci consiglia di proseguire la nostra rotta verso il celebre Mt Mulligan, famoso per aver ospitato una delle prime miniere di carbone della zona e, soprattutto il più grande disastro minerario d’Australia, causando la morte di 75 e più lavoratori.

L’idea è accattivante, e decidiamo di avventurarci per altri 25 kilometri di sentiero sterrato. Intorno a noi il paesaggio si fa sempre più selvaggio, brullo e desolato.
La strada si estende attraverso distese pianeggianti di terra rossa, tronchi e rare pozzanghere stagnanti. L’unica variante al paesaggio è monte Mulligan, un’immensa roccia ripida, che si staglia orgogliosa e insolente nel bel mezzo del nulla, regalando ombra a questa terra bruciata dal sole.
Finalmente compare qualche cartello stradale rovinato, unico segno di civiltà da ore, che indica il sito minerario. Seguendolo, ci troviamo a guidare attraverso i resti dell’antica cittadina e miniera.
Non c’è niente, tranne una ciminiera, delle piccole costruzioni, qualche attrezzo abbandonato e la famosa entrata della miniera, ormai decadente. Visitiamo anche il cimitero adiacente, abbandonato e malcurato.
Ogni reperto sembra essere testimone del senso di desolazione di cui la zona è immersa.

Come è possibile che nessuno si interessi di questo importante sito storico e faccia qualcosa per conservarlo?
Cercando in Internet, ho scoperto che Mt Mulligan è stato recentemente comprato da dei privati e che, tra l’altro, l’accesso al pubblico è vietato. Immaginatevi cosa succederebbe se un privato acquistasse Pompei e ne impedisse l’accesso ai visitatori: sarebbe uno scandalo che scatenerebbe reazioni di protesta, ma per i pacifici e rilassati australiani non è niente di cui preoccuparsi. Chi è così matto da fare ore di strada per visitare i resti di una miniera, quando può godersi un barbecue e una birra fresca con gli amici in riva al mare?

Stancate dal sole e piene di curiosità risaliamo sul pick up e riprendiamo la rotta verso casa, mentre il sole tramonta dietro la montagna, colorando il cielo di tutte le tonalità di arancio e giallo.
L’Australia è così naturalmente bella e i suoi abitanti ne sono così incantati da vivere in un’estasi di rilassatezza costante, che non li fa risvegliare quando la curiosità istintiva bussa alla porta.

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