Mal d’Oriente

Il mal d’Oriente è diverso dal mal d’Africa.

Il mal d’Oriente ti fotte il cervello, ti erode le certezze, ti centrifuga la mente, ti scardina i fondamenti e ti lascia sola, completamente sola, a domandarti se tutto quello che è accaduto è reale o no e a riflettere su quali sono i veri valori della vita.

Ho conosciuto il mal d’Oriente mentre l’aereo è decollato da Bangkok, facendomi provare una fitta mai percepita prima al pensiero di lasciare inesorabilmente la città dei miei sogni e di tornare a ciò che un tempo era “routine” e che ora non so più cosa sia.
Avevo paura di tornare, di confrontarmi con un mondo rimasto uguale e di scoprire come e quanto sono cambiata.
Il mal d’Oriente è stato un filtro nei confronti della falsità delle persone, facendomi render conto che molta gente proclama banalità in modo molto interessante e costringendomi a rivalutare la scala delle amicizie.
Mi ha anche resa più sensibile, meno indifferente a ciò che succede intorno a me, più debole, ma allo stesso tempo più affettuosa e coraggiosa delle mie azioni.

L’Asia mi ha insegnato una a vivere una vita diversa, non più scandita da programmi superflui, ma vissuta alla giornata, mi ha insegnato che i problemi non esistono, che lamentarsi non ha senso e che l’importante è sorridere, mi ha insegnato che essere generosi è fondamentale e che tutti siamo uguali nelle nostre differenze.

Ogni volta che entro in un negozio i commessi mi sembrano sgarbati, i discorsi delle persone mi sembrano vuoti ed inutili, tutti mi sembrano tristi ed arrabbiati senza alcun motivo.
Ogni foto che riguardo è sia un bel ricordo che una fitta al cuore, ogni volta che qualcuno nomina la parola “Thailandia” cattura la mia attenzione e ogni volta che mi capita di raccontare qualcosa riguardante le mie avventure mi brillano gli occhi.

Alla domanda “Sei contenta di esser tornata?” non posso che rispondere “No”, perchè è la pura verità: non sono contenta di essere tornata in un mondo che non capisco quasi più, in una realtà che sento non appartentermi più e in un’ambiente triste e falso. 
Dovrei farmene una ragione, dovrei essere come tutte le persone razionali che portano con sé i ricordi positivi e li utilizzano per migliorare la propria vita, e invece rimango la solita estremista che si fa sommergere dai ricordi in modo assolutamente negativo.
Ho vissuto questa esperienza al massimo, eppure non riesco ad accontentarmi.

Ed è proprio questo il mal d’Oriente, quel desiderio incontrollabile di andare a ricongiungerti a quella parte di te rimasta in Asia.
Ed è proprio questo che farò, prima o poi.

Immagine… english …

The Oriental Sickness is completly different from the African sickness.
The Oriental sickness fucks your brain, corrodes yours certainties, undermines your foundations and he leaves you alone, damnly alone, asking to yourself if what happened was real of not and thinking about the true values in life.
I met the Oriental sickness when the plane take off from Bangkok, let me feel a pain never felt before as I had to leave forever the city of my dreams and to come back to the routine I was used to and now I can’t remember what it actually is.
I was scared to come back, to face a world that is still the same and to discover how and how much I am changed.
The Oriental sickness was a filter against the falsity of the people, it let me realize that people claim triviality in an interessant way and it forced me to revalue my frienship order.
It has made me more sensitive, less indifferent about what’s happenning around me, more weak, but at the same time more sweet and brave.
Asia tought me to live a different life, not anymore marked by unnecessary programs, but lived day by day, She tought me that real problems don’t exist, that complaining doesn’t make sense and that smile is the only important thing, She tought me that kindness is fundamental and that we’re all the same in our differences.
Everytime that I go inside a shop, the clerks seems rude to me, people talks seem empty and nonsense, everybody seems angry and sad without any reason.
Every picture I look is a great memory and a pain in my hearth at the same time, every time someone says “Thailand”, he gets my attention, and every time I tell something about my adventures my eyes shine.
The answer to the question “Are you happy to be back?” can only be “No”, because it’s the truth: I’m not happy to be back in a world that I don’t understand anymore, in a reality that I don’t feel mine anymore and in an ambiend sad and fake,
I should give me a reason, I should be like all the raional people that bring the positive memories with them in order to improve their life, but I’m always the same extremist that let herself be overwhelmed by the memories.
I lived this experience at the maximum I could, but I can’t get enough.
And this is the Oriental Sickness, that incontrollable desire to go and reconnect with the part of you left there in Asia.
And this is what I will do, sooner or later.

7 pensieri su “Mal d’Oriente

  1. Capita a tutti, sempre le solite cose, posso suggerire di entrare nei negozi del tuo paese con il portafoglio gonfio e vedrai che sebbene non ti chiameranno con il nome della tua razza (bello viaggiare senza capire le lingue, tutto è così perfetto!) ti faranno tanti sorrisi e convenevoli, specialmente quando pagherai la merce locale il doppio della popolazione e non ti farai fare lo scontrino. Articolo decisamente banale che travisa la realtà delle cose, d’altronde da vacanzieri non ci si aspetta niente di diverso.

  2. Di Asia ci si ammala e non c’è proprio niente di banale. Una settimana, un mese, un anno, vacanziera o espatriata, sono solo categorie per chi vuol darsi un tono. La sensibilità è l’unica cosa che differenzia chi riesce a cogliere le sfumature tra quella società e la nostra, l’aridità di sentimenti è l’unica cosa che caratterizza chi, queste sfumature, non riesce a coglierle.

  3. ciao! ho vissuto la stessa identica esperienza in Africa, ho provato le tue stesse identiche emozioni e ti capisco benissimo, so benissimo cosa stai provando, se ti può aiutare, è vero che si fa fatica ad accettare la realtà in cui si è, infatti quando sono tornata, ero disorientata, confusa, mi sembrava di essere uscita dal pancione della mamma per la seconda volta e di dover ricominciare tutto tenendo conto dell’esperienza vissuta, in quanto è impossibile ignorarla ed ingnorare la realtà in cui si è stati, ma bisogna comunque convivere nella realtà in cui effettivamente ci si trova, possibilmente non cadendo troppo nel moralismo. Bisogna far concidere due mondi in uno solo, il tuo, è difficile ma ce la si fa piano piano e il sentimento che nutri ora farà sempre parte di te. Volevo solo chiederti cosa intendi con la prima frase? …… Perchè sinceramente non ci trovo nulla di diverso, i posti hanno peculiarità diverse ma la realtà ed il bagaglio personale è davvero molto simile

    • Ciao Beatrice🙂 Quando hai scritto che ti sembrava di esser nata una seconda volta hai proprio centrato in pieno quello che mi è capitato ..
      La prima frase l’ho scritta perchè l’Africa (e gli altri posti fuori dall’Europa che ho visitato) mi hanno sempre lasciato belle sensazioni, bei ricordi, nostalgia, ovviamente .. ma non mi sono mai ritrovatà così “schizzata” e instabile come da quando sono tornata dalla Thailandia. Non so se sia semplicemente una questione di diversa lunghezza del periodo trascorso, o se sia determinato da altri fattori. Ovviamente la mia frase non è da intendersi in modo negativo nei confronti del Mal d’Africa🙂

  4. Ciao Ceci, sono finito per caso su questo articolo mentre cercavo immagini della Thailandia…
    Per quanto mi riguarda hai scritto bene…ma talmente bene che mentre leggevo mi sono scese alcune lacrime e nemmeno me ne stavo rendendo conto. In pochi secondi mi hai catapultato in un vortice di emozioni, sensazioni, odori, sapori…
    Io credo di essere ormai totalmente dipendente dalla Thailandia…ci sono già stato tre volte in poco più di un anno e adesso sto per partire di nuovo ma questa volta con tanto di visto in tasca. Mi fermerò 3 mesi!

    Io sono stato più volte anche in Sudafrica e ho provato emozioni bellissime, a contatto con la natura, gli animali…ma quello che mi ha lasciato nel cuore e nelle mente la Thailandia e la cultura asiatica è imparagonabile a qualsiasi cosa.
    Grazie per avermi fatto rivivere un po’ di emozioni che solo chi le ha vissute può capire.

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