Bangkok, la mia.

Io amo Bangkok.
Amo sfrecciare per le sue strade a 150 km/h su un taxi coloratissimo, ascoltando Radio 107.0 e godendomi le luci maestose dei grattacieli.
Amo il Chaya Praya River, anche se è color marrone scuro, e amo sedermi di sera sul porticciolo vicino al Mandarin Hotel e guardare le barche illuminate percorrere il fiume.
Amo l’odore dello street food, delle salsicce, delle fish meatbolls, dei pancakes, delle banane fritte, della papaya salad, delle zuppe di noodle e dei Phad Thai.
Amo i 7Eleven e i 108 Shop che si trovano ovunque in città e i loro biscottini da 5 Baht.
Amo i songthaew rossi, delle specie di taxi/pick up, pieni di scritte thai. Non sai mai dove portano esattamente, ma vogliono sempre e solo 7 baht.
Amo i mercati, tutti i mercati, dal famoso Chatuchak, dove si trova veramente tutto, al bellissimo mercato di Thewet, dal mercato di fiori di Chinatown allo sconosciutissimo Talah Minburi.
Amo Khao San Road, la prima “uscita libera” a Bangkok, amo il bar all’angolo, quello con la scritta gialla e i cocktail a 80 baht, The Club e pure tutte le bancarelle, ma soprattutto amo come è cambiato il mio modo di vedere quella strada in quattro mesi.
Amo i templi, i loro tetti tinti di rosso e verde, la loro quiete e i loro Buddha d’oro, anche se preferisco quelli più sobri ad Ayuttaya.
Amo prendere l’Airport Link e vedere i visi delle persone che vanno e vengono dall’aeroporto.
Amo i canali di Bangkok, quelli che passano in mezzo alle palafitte e dove si incontrano spesso vecchie signore con cappelli di paglia che pagaiano su sottili barche di legno.
Amo guardare i monaci, mi incantano le loro tuniche arancio e le loro teste rasate, la tranquillità dei loro sguardi e i loro silenzi.
Amo i thailandesi, le loro lenti a contatto colorate, i loro capelli scurissimi e liscissimi, i loro zigomi pronunciati, il loro sorriso e la loro lingua piena di “Mai” e “Kha”.
Amo la Chang, la Leo, il Sangsom e le canzoni thailandesi.
Amo sentirmi a casa ogni volta che leggo i cartelli “Lad Krabang”, “Romklao Road” e “Minburi”, ma soprattutto amo la faccia che fanno i taxisti tutte le volte che gli dico “Pai Kasem Bundit University, Romklao Road”.
Amo la mia università, amo sedermi sugli spalti del campo di calcio, bere birra e ghiaccio e ascoltare qualcuno che suona la chitarra, amo svegliarmi ogni mattina con la luce del sole che entra dalla porta-finestra e vedere il giardino verde e le palme, amo le poltrone bordeaux della sala comune e amo stare lì seduta a guardare la gente che passa, amo la mensa, l’odore di riso di prima mattina, il “caffè della Mussu”, le uova fritte, le patate, le finte cotolette e le uova con i pomodori, amo incontrare la gente e chiedere “Dove vai?”, amo uscire a cena, scegliere se andare nell’1, nel 2, nel terzo, in quello blu o dal cinese e ordinare “Phad si iu gai” o “Phad wun sen” o “Lad naa kalè” e amo il colore dei tramonti accompagnati dalla preghiera della sera che si sente dalla moschea (ma che sia maledetta quella delle 5 di mattina!)
Amo la gente che c’è qua, la loro gentilezza, la loro pazienza, tutti i sorrisi che mi hanno regalato e tutte le emozioni che mi hanno trasmesso.
E amo il loro “Mai Pen Rai”, il loro stile di vita basato sul “Nevermind”, sul fatto che niente è davvero un problema, tutto si risolve e l’importante è vivere la vita giorno per giorno, felici per tutto e accontentandosi anche del poco.

La verità è che tra due settimane parto e non sono psicologicamente pronta a mettere la parola “Fine” a questa avventura, ad abbandonare la vita che sto vivendo qua, spensierata e libera come non mai, e a salutare persone con la consapevolezza che non le rivedrò mai più nella mia vita.

Non me ne voglio andare.

P.S.: So che questo articolo fa schifo, ma lo pubblico in onore del potere curativo della scrittura di getto – ไม่เป็นไร

6 pensieri su “Bangkok, la mia.

  1. no, invece è bellissimo e soprattutto è vivo, parla di te, della tua esperienza e della difficoltà talvolta di voltare pagina. ci sono passata anch’io e ho idea di cosa significa. e poi concordo, scrivere è curativo🙂

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