Il mio compagno di viaggio

Oggi non scrivo né di magnifici paesaggi né di straordinarie avventure, nemmeno di palafitte o di occhi e sorrisi.
Oggi parlo di Lui, la mia porta sull’Asia, la mia guida spirituale in questi mesi: Tiziano Terzani.
Definito scrittore e giornalista, fu molto di più: visse l’Oriente come un orientale, ma con il senso critico da europeo, cercando di capirla in fondo e (forse) riuscendoci.

Da tempo nella biblioteca di famiglia, lo scoprii per la prima volta a Luglio, quando mia madre mi consigliò “In Asia” come lettura pre-Thailandia: divorai quel libro, che spazia dalle montagne tibetane alle fabbriche all’avanguardia del Giappone, dai tunnel sotterranei del Vietnam del Nord all’immensità dall’India. L’effetto collaterale di quelle quattrocento pagine, che raccolgono gli articoli scritti per la rivista tedesca “Der Spiegel”, è un’incontrollabile desiderio di scoprire di più riguardo quel mondo sconosciuto che c’è ad Est dell’Europa.

Tornata a casa dopo un’estate in viaggio, la prima cosa che cercai fu un altro libro di Terzani e trovai “Lettere contro la guerra”: l’autore, cresciuto come corrispondente di guerra, scrive un manifesto pacifista contro di essa ad alta carica emotiva.
Se è vero che “le migliori scoperte della storia dell’uomo vennero con la guerra”, è altrettanto vero che dopo parecchi millenni di civiltà l’uomo avrebbe potuto e dovuto trovare altri stimoli per progredire. Sempre che il progresso sia qualcosa di positivo a 360 gradi, aggiungerebbe Terzani.
Commento personale: tutti, ma proprio ogni cittadino di questo mondo alla deriva, dovrebbe leggere questo manifesto e aprire gli occhi, il cuore ed il cervello (e deporre le armi).

Esattamente un giorno prima della mia partenza mi precipitai a comprare “Un indovino mi disse”: sentivo che quello sarebbe stato il giusto compagno di questa avventura, e così fu.
Più tempo passavo in Thailandia, più pagine leggevo e più mi rendevo conto di quanta verità sofferta ci fosse in quel libro, di quanto l’astio dell’autore verso il progresso malato che avvolge e sconvolge l’Oriente non fosse solo pura esagerazione di un vecchio scrittore pacifista, retrogrado e visionario, ma pura e sconvolgente realtà.
Quel libro – come anche gli altri – mi ha aperto gli occhi e ha fatto crescere dentro di me un senso critico e di ribellione prima sconosciuti. “Un indovino mi disse” (unito ai mesi in Thailandia) ha cambiato me, il mio modo di vedere il mondo e di pormi davanti alla vita, e mi ha insegnato tanto sulla storia asiatica, facendomi rendere conto di quando – comunque – ignoro ancora (motivo per il quale mi sono precipitata in libreria a comprare un libro di storia asiatica).

Infine, due settimane fa ero con la mia famiglia in una guesthouse in centro a Bangkok e nella mia camera ho trovato “Pelle di leopardo” di Tiziano Terzani, in italiano. Mi chiamava, non potevo lasciarlo lì e non leggerlo.
Questo libro raccoglie il diario che Terzani tenne in qualità di corrispondente al fronte durante la guerra del Vietnam, pubblicato nel 1973 e “Giai Plong! La liberazione di Saigon”, libro scritto nel 1975 “a caldo, con le emozioni a fior di pelle” dopo esser stato uno dei pochissimi testimoni occidentali alla fine di una guerra che ha sconvolto l’intero pianeta.

Io ignoro quale sia l’ingrediente segreto della scrittura di Terzani, so solo che ogni pagina che leggo è un’emozione diversa, fortissima: è capace di trasportarmi nei bunker vietcong e farmi provare la loro speranza mista a paura, negli uffici dei quadri americani e farmi capire la loro spavalderia e la loro codardia, nelle case ridotte a pochi mattoni dai bombardamenti e farmi sentire la disperazione delle famiglie contadine, nelle strade di Saigon alle 12.10 di quel famoso 30 aprile e farmi vivere l’incredulità di una pace che mancava da trent’anni.

Ho letto veramente tanti (mai troppi) libri nella mia breve vita, da ognuno di essi ho scoperto e imparato tante cose nuove, ma mai nessuno scrittore è riuscito a catturarmi ed emozionarmi come Tiziano Terzani.
E se questa esperienza in Thailandia è stata così intensa, molto lo devo anche a Lui, mia guida spirituale, mio maestro, mio esempio di vita e, perchè no, mio compagno di viaggio. 

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8 pensieri su “Il mio compagno di viaggio

  1. ciao complimenti per il tuo blog anche io vivo a bangkok , che dire ti consiglio se non lo conosci di documentarti sul Silpa Bhirasri ed andare a visitare l’universita delle belle arti da lui fondata, il suo nome vero era corrado feroci ciaooo

  2. Capisco perfettamente, sono in Australia, e non capisco ancora perchè non mi sono portata un suo libro. Mi manca Tiziano come pochi.😉

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