Backpackers – chapter III: THAILAND

Sono sempre fermamente convinta del potere di emozionare delle parole, ma quando vedo video come questo non posso fare altro che ricredermi.

4 minuti e poco piu’ per percepire ogni piccola sfaccettatura della Thailandia in cui sto vivendo, dalle montagne e dalle tradizioni di Chiang Mai, al caos di Bangkok e al paradiso di Phuket e delle isole Phi Phi.

Godetevi ogni singolo fotogramma e ogni volto catturato, godetevi ogni espressione, ogni colore, ogni goccia d’acqua e ogni sorriso, godetevi tutto, ma ricordatevi che “the trip never ends”.

Video edited by: Marco Santi
See more on: http://vimeo.com/marcosanti

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Un salto qua e la’ in giro per il mondo.

Cio’ che mi piace di piu’ di stare qua e’ che non sono solo in Thailandia: sono nel mondo.

Posso fare un salto ad Est e mi trovo nella grande Cina, accolta con la gentilezza di questa popolazione: posso divertirli con la mia “R” marcata, con il nostro “Cin Cin!” e con il mio ballare qualcsiasi musica, loro possono stupirmi con barbeque perfetti, legislazioni sul numero dei figli e mille sorrisi.

Posso nuotare attraverso l’Oceano e trovarmi nella grande America, a cantare a squarciagola canzoni di cui nessuno sa il testo con un ex Amish del quale stiamo scoprendo tutti i lati oscuri o a chiedermi per quale motivo una yankee rossa abbia mollato tutto trasferendosi a Bangkok per imparare il thai.

Un altro salto, questa volta ad Ovest, e mi ritrovo nella magica India, tra compleanni in cui il festeggiato non ha un centimetro di pelle che non sia sporco di farina, uova, birra, panna e quant’altro, lezioni di Bangla Dance, birra per tutti e qualche lezione di storia e religione indiana.

Parecchio a Sud e ci si ritrova catapultati nella forza dell’Africa nera, tra Nigeria e Somalia, “Oremi” e “Osce” in Yoruba, sorrisi a piu’ di trentadue denti e un essere tutti Bro e Motherfucker Nigga perche’ siamo amici.

Un pochino ancora a Nord-Ovest e troviamo il Bangladesh, con ottimi regali, discussioni sulla tolleranza europea nei confronti degli asiatici e desideri di arrivare in alto, figurati e non.

E poi ancora, Nepal, Russia, Cambogia, Turchia, Iran, Laos, Vietnam, tutti per soddisfare la mia sete di culture e di tradizioni diverse dalla mia. 

Io credo nella Globalizzazione come momento di condivisione delle proprie tradizioni e di apprezzamento delle differenze altrui.
Cio’ che si impara stando un po’ a contatto con culture diverse ha un valore aggiunto indescrivibile e nessuna scuola non potra’ mai insegnarlo, solo la scuola di vita. 

Io credo nell’essere tutti uguali perche’ siamo tutti diversi, credo nella NON esistenza di nessun tipo di barriere o di pregiudizi. 
Credo nel mondo come un insieme di miliardi di forze diverse che si mescolano e si completano l’una con l’altra.

Credo in queste esperienze, perche’ mi rendo conto che sto cambiando giorno dopo giorno.

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Mille splendidi pescatori

Ban Phe è un posto dove potrei passare la vita.

Mi piacerebbe essere una pescatrice ed abitare in una modesta casa di fronte al mare, svegliarmi preso la mattina, trovare la strada ancora allagata per la pioggia scrosciante, i cani randagi che giocherellano in mezzo alla carreggiata e i bambini che corrono, urlano e piangono ovunque. 
Inizierei la mia giornata con la quotidiana processione dei monaci al mattino, avvolti nelle brillanti tuniche arancio, che silenziosamente percorrono la cittadina in cerca di un po’ di cibo – da mangiare rigorosamente prima delle 12.
Mi dirigerei poi verso il porto, salutando gli amici commercianti intenti a preparare la bancarella e speranzosi in una giornata proficua, pronta a salpare con la mia barchetta di legno verso il mare immenso, col sole che sorge alla mia sinistra.

Io e la mia barca, aspettando che qualche pesce abbocchi.
Magico.
Il senso di libertà che da’ stare in mezzo al mare è unico ed inimitabile. 

Il pesce andrebbe portato a Ko Samet, l’isola più conosciuta della zona, ancora brulla e selvaggia – peccato per qualche resort russo di troppo! 
Lì venderei il mio pescato al mercato locale, e qualche giovanotto abbronzato lo porterebbe a Sud dell’isola, percorrendo strade degne delle più ardue gare di motocross, a bordo di un instabile pick-up. 

A fine giornata, il ritorno a bordo di una barca con gli amici di sempre e quelli appena conosciuti, un cappello di paglia sulla testa e una birra Chang in mano.
E il sole che tramonta sempre a sinistra.

Forse non serve desiderare troppo nella vita, imporsi obiettivi inarrivabili o sogni irrealizzabili.
Forse chi si accontenta gode davvero.
Forse bisogna perdersi nel sorriso di un pescatore di Ko Samet e vedere la felicità nella semplicità dei suoi occhi.

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Pattaya Beach or Pattaya Bitch?

Questo non sarebbe un paese per vecchi, ma così è diventato.  

La cittadina di Pattaya si intravede già da lontano grazie ai suoi hotel-grattacieli e alla scritta Hollywoodiana “Pattaya city”. Prezzi abbordabili, spiagge scadenti e nightlife invidiabile: tutti gli ingredienti necessari per essere ciò che di più simile a Rimini c’è nel paese del sorriso e degli occhi a mandorla. 
 
Passeggiando per la Walking Street, viale pedonale che invoglierebbe tutti i miei conoscenti amanti della “movida”, si vedono locali immensi e centinata di insegne luminose; si sente musica di tutti i generi da ogni dove; c’è una fiumana di gente che cammina: sembra il posto perfetto per una serata a ritmo di cocktail e musica commerciale, se non fosse che la maggior parte della clientela non è li per quello. 
In ogni pub sono presenti inequivocabili pali di acciaio, fuori da ogni discoteca ci sono decine di ragazze strillanti (s)vestite uguali che invitano a entrare, sopra gran parte dei locali c’è una vetrina con in mostra una bellezza locale danzante.
Nei GoGo Bar tutto è ancora più esplicito: ragazze con cartelloni tipo “Fuck Now Pay Later” o “All Pussies For You”, nomi allettanti alla “Sensation”, “Sugababes”, “Sweethearts” e immancabile individuo di genere maschile che controlla l’ingresso. 
Curiose di capire come funziona questa industria del sesso, entriamo in un GoGo Bar. Dopo gli sguardi divertiti della sbavante clientela locale ci sediamo a “goderci” lo spettacolo. Su un tavolo ci sono sei ragazzine dallo sguardo perso con addosso indosso una micro gonna che muovono il bacino con l’ausilio di un palo; da un’altra parte a turno vanno due ragazze totalmente nude che si divertono – o meglio, fanno divertire – mimando in modo lesbico l’atto sessuale; nell’immancabile Jacuzzi vi è un’altra nudità che balla per li spettatori.
Il gioco è semplice: ci si siede, si ordina da bere e si paga la ragazza preferita perché si tolga la gonna, vada a fare il lesbo show, le venga offerto da bere oppure si accomodi vicino al committente totalmente nuda.
Quando le cameriere ritengono il cliente abbastanza ubriaco, questo viene caldamente invitato a “salire al secondo piano”: ne uscirà con tanta soddisfazione e pochi centesimi. 
Dettagli: le ragazze magrissime avranno a malapena diciotto anni e tanta, tanta droga in corpo. 
 
Questo è la verità di Pattaya, e la strada lo dimostra: ovunque si vedono coppie nonsense formate da occidentale (nel maggiore dei casi ultra cinquantenne) e ragazza thailandese più o meno giovane. Lei sorride sempre, lui la mangia con gli occhi e con le mani. Da lontano sembrano coppie felici, ma è evidente il senso di sottomissione di lei all’uomo che le ha “cambiato la vita” e il senso di potere di lui nei suoi confronti, mischiato al complesso di inferiorità dato dai diversi livelli di bellezza. 
 
Avevo letto di tutto ciò, avevo intravisto qualcosa a Phuket, ma continuavo a non voler crederci.
Continuo a non volerci credere, anche se è tutto reale, davanti ai miei occhi.

Mi chiedo cosa abbia spinto queste ragazze a fare proprio questo per uscire dalla povertà, mi chiedo come facciano a dormire tutti questi uomini con la consapevolezza che il “I love you” che sentono tutti i giorni in realtà significa solo “Grazie per avermi portato via, ma non sarò mai davvero tua”, mi chiedo cosa ne pensano le tante coppiette felici di ragazzi thailandesi che vedo, mi chiedo cosa ne pensano gli amici di quel l’uomo che torna da un viaggio con il “vero amore”, mi chiedo perchè le mie colleghe universitarie nemmeno escono la sera e queste ragazze a quindici anni sanno già troppe cose, mi chiedo cosa pensano i genitori di quelle ragazze partite in cerca di fortuna e che hanno trovato solo vecchi e droga. 

 
È una storia che dura da secoli, ma questo non la giustifica e non significa che non bisogna cambiare qualcosa. 
 
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