Royal Palace & Turist Watching.

Sfarzo, ostentazione e esagerazione ovunque: the Royal Palace è grande quasi come una città esso stesso.
Un numero esagerato di turisti si perde tra gli innumerevoli tetti colorati, facendo foto mimando le statue, sorprendendosi ad ogni placchetta d’oro ed ammirando la magnificenza delle sale dedicate ai Buddha.

Io passeggio godendomi lo spettacolo ma, come è da sempre mio vizio, mi concentro anche sui turisti.
Cinesi, giapponesi e coreani su tutti, con i loro ombrellini anti-sole, le macchine fotografiche e le guide urlatrici; tanti tedeschi e tante guide thailandesi che cercano di parlare teutonico con accento thai – un mix esilarante; parecchi thailandesi, soprattutto scolaresche provenienti dal Nord; qualche spagnolo e italiano rumoroso e, infine, quelli che mi hanno colpito più di tutti: i monaci,
Teste rasate e stupende tuniche arancioni, sembrano impersonare la tranquillità, la purezza e il senso di una religione che vige ancora oggi.

Sembrano, appunto, finchè non estraggono da non-so-dove della tunica i loro smartphone e le loro videocamere e iniziano a riprendere e fotografare.

Non dico che non sia loro diritto, non dico che debbano vivere come mille anni fa, ma l’idea che un giorno potrei vedere le foto del Royal Palace su Instagram mi fa rabbrividire.

Ma sono in Asia, e qua le cose vanno accettate così come sono, senza farsi troppe domande.
Ed io accetto questa cultura.

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